Il chick lit è una sottocategoria letteraria del genere rosa.

Avete presente “Il diario di Bridget Jones” o “I love shopping”? Ecco, stiamo parlando di quel genere di letteratura.

La parola si traduce letteralmente nel poco lusinghiero “letteratura per pollastrelle”, dove “lit” sta per literature e “chick”  per pollastrella, ovvero ragazza.

C’è chi sostiene che il chick  lit  affondi le sue radici in due classici senza tempo: “Emma” e “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen. Molti rabbrividiscono nel sentire  questo paragone, ma a mio parere non è tanto diverso dal sostenere che “ Frankenstein” di Mary Shelley è il precursore della fantascienza, perciò, concettualmente parlando, non vedo perchè indignarsi.

Pur avendo molti elementi in comune con il classico romance, il chick lit tende a toni decisamente più ironici, a contenuti spesso irriverenti e a ritmi piuttosto incalzanti.  Le protagoniste sono solitamente giovani donne  tra i venti e i quarant’anni – talune dinamiche e sicure di sé, altre imbranate e dotate di scarsa autostima – che si fanno spazio all’interno della società moderna muovendosi in grandi città e svolgendo lavori in settori importanti come l’editoria, la pubblicità, la finanza o l’alta moda.  Donne che seppur determinate a diventare autonome e indipendenti e a realizzare se stesse, non smettono di credere nell’amore, nell’incontro con il principe azzurro… nell’uomo che  le saprà amare per quello che sono, con i loro pregi e i loro difetti… soprattutto i difetti.

Ma il chick lit non è un genere necessariamente frivolo come molti pensano. Spesso le trame sono permeate d’intelligenza, sagacia, onestà e profondità di sentimenti, e i personaggi dotati di personalità non banali, ma complesse ed estremamente sfaccettate.

È proprio attraverso le vicissitudini sentimentali di questi personaggi che le lettrici – dico lettrici, perché  è soprattutto a loro che si rivolge questo genere  –  si ritrovano ad appassionarsi, sospirare, ridere, piangere e talvolta anche a riflettere su temi importanti della vita, evadendo così per qualche ora  dal tran tran quotidiano che spesso le priva del piacere delle forti emozioni.

Per questi e anche altri motivi, è un vero peccato (per non dire un’ingiustizia) che questo genere, assieme alla letteratura rosa in generale, sia considerato di serie B.

Ma da quando, dico io, le emozioni sono diventate cosa da serie B?

 

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